Questo numero della Newsletter è stato redatto prima della crisi di governo, tuttavia crediamo che conservi ancora una sua validità e utilità. Abbiamo quindi deciso di inviarla ugualmente.
La Redazione
22 Febbraio 2007
Editoriale
Davide, discolpati
di Janiki Cingoli
Siamo debitori di Rosellina Balbi, e dei suoi articoli (Davide, discolpati), successivi alla prima guerra del Libano, che ci hanno chiarito che nessun ebreo della Diaspora, e quindi nessun ebreo italiano, può essere chiamato, in quanto ebreo, a rispondere di quanto avviene in Israele e delle scelte dei suoi governanti. Anche se naturalmente è diritto di ogni ebreo, singolo o associato, prendere posizione su tali questioni. È un po’ come se agli argentini di origine italiana (anche se il paragone naturalmente non può essere letterale) venisse chiesto di pronunciarsi sulle scelte del Governo Berlusconi, o di quello Prodi...
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Articoli
Ebrei nella crisi
di Amos Luzzatto
(già Presidente dell'Unione delle comunità ebraiche italiane)
Il significato di questo titolo è chiaro: dopo la II guerra mondiale,
dopo la lunga guerra fredda, con la polverizzazione del mondo
ex-coloniale e l’emergere delle contraddizioni fra il mondo “ricco” e
il mondo “povero”, il mondo, nella sua totalità, è alla ricerca di
nuovi equilibri e di una nuova (relativa) stabilità, che non ha ancora
definito. Per questo, siamo in crisi, in una crisi politica, culturale,
forse anche delle religioni. Una crisi che stenta a prospettare vie di
uscita e che minaccia ogni momento di votarsi a confronti violenti...
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Il difficile confine della sinistra ebraica
di Giorgio Gomel
(co-fondatore del Gruppo Martin Buber - Ebrei per la Pace)
È frustrante rinnovare il senso di smarrimento rispetto al perpetuarsi
del conflitto fra Israele e i palestinesi che attanaglia i due popoli
come un immutabile copione in un teatro invecchiato. Nei mesi scorsi da
Gaza la Jihad islamica e Hamas con un inutile stillicidio di razzi
Qassam colpiscono le città israeliane. L’esercito di Israele reagisce
con ripetute azioni di guerra. Più volte, per errore, imperizia o
spregio di un’umanità dolente, colpisce abitazioni civili, a Beit Hanun
o a Bet Lahyia: famiglie annientate, costrette a un’esistenza...
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Il problema non è la critica ma gli stereotipi
di David Meghnagi
(Direttore del Master internazionale in didattica della Shoah Roma Tre, psicoanalista, prof. di psicologia clinica Roma Tre)
“Chi vive in un’isola deve farsi amico il mare”, così recita un antico
proverbio arabo. Israele è una piccola isola accerchiata da un oceano
arabo e islamico ostile, che non ne ha mai realmente accettato
l’esistenza. Farsi amico quel mare, aprirsi un varco nel cuore degli
abitanti di quel oceano, è per Israele una necessità. Accettare
l’esistenza di quella isola è per l’Islam la condizione per rompere la
catena di violenze e lutti in cui è tragicamente avviluppato...
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Sinistra e questione ebraica
di Umberto Ranieri
(Presidente della Commissione Affari Esteri della Camera dei Deputati)
Molto è cambiato nel rapporto con Israele anche in quella parte della
sinistra italiana che ha avuto origine dal Pci e che oggi costituisce,
con i Ds, la forza fondamentale della sinistra di ispirazione
socialista in Italia. Sofferto e aspro fu il rapporto della sinistra di
tradizione comunista con Israele. La sua difficoltà a comprendere il
fenomeno storico israeliano è in gran parte da ricondurre
all'incapacità del marxismo di analizzare insieme il sentimento
nazionale e quello religioso. Due elementi che, secondo François Furet,
andrebbero considerati per interpretare la storia di Israele. Elementi
che il marxismo, in tutte le sue varianti, ha teso a sottovalutare e
ignorare...di sofferenze...
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Documenti Medio Oriente (gennaio-febbraio 2007):