Elisa Pinna
La Via di Damasco è un unico, grande cantiere. Straight Street, la 'strada retta' dove Saulo fu folgorato dal Dio dei cristiani circa duemila anni fa, è un susseguirsi di lavori in corso, di antiche dimore damascene recuperate al loro antico splendore e trasformate in hotel-boutique, di ruspe impegnate a ridare forma e colore ad un centro storico per troppi anni trascurato. La Siria, stanca di essere inchiodata nella parte dello "Stato canaglia", si sta aprendo al turismo internazionale ed ha colto l'occasione dell'Anno Paolino - il 2008 è il secondo millenario della nascita di San Paolo - per mostrare agli ancora intimoriti viaggiatori occidentali un volto ben diverso da quello tratteggiato per anni dal presidente statunitense George W. Bush.
Così i turisti scoprono che nei caffé, dove i giovani damasceni si rilassano fumando il narghilé, è possibile bere alcolici liberamente e che nelle strade delle città si mescolano senza problemi ragazze in jeans e maglietta con donne velate, profughe sciite irachene. "Siamo un paese dove le religioni e le diverse culture vivono in armonia; fieri di essere stati la culla del cristianesimo e dell'Islam", spiega il ministro del Turismo siriano, Sadallah Agha Al Kalaa, ad un gruppo internazionale di giornalisti. A riprova della convivenza secolare, cita la Moschea Omayyade di Damasco, dove cristiani e musulmani pregano ancora insieme davanti alla Tomba di San Giovanni, il profeta Yahaya per il mondo islamico. In effetti, sotto la Cupola dell'Aquila, può capitare di vedere anche piccole comitive di cattolici italiani recitare ad alta voce il Padre Nostro e farsi il segno della croce, senza che nessuno si scandalizzi.
Una scena impensabile nella maggior parte dei Paesi islamici ma anche, a ruolo capovolti, nelle chiese storiche occidentali. "Quello che sta succedendo qui è molto positivo", conferma padre Cesare Atuire, amministratore delegato dell'Opera Romana Pellegrinaggi, che sta cercando di riorganizzare il turismo religioso verso la Siria. "Anche se non è un sistema perfetto, non ho visto niente di simile in altri paesi del Medio Oriente", afferma il religioso. La gente - ammette - ha però ancora diffidenza a imbarcarsi per Damasco. "Preferiscono seguire le orme di San Paolo in Turchia o in Grecia; sfugge quanto la Siria sia importante anche nel cammino di fede di un cristiano". Padre Cesare spera che però presto le cose possano cambiare. In ottobre la Conferenza episcopale italiana compirà un pellegrinaggio siriano: più di 130 vescovi guidati dal segretario generale della Cei, monsignor Giuseppe Betori. Un segnale importante per incoraggiare i pellegrini titubanti.
Da parte sua, il governo siriano ha già scommesso sul turismo, sia religioso che laico. "Gli investimenti nel settore turistico, dove è impiegato il 14 per cento della popolazione, sono raddoppiati negli ultimi cinque anni - spiega il ministro - e rappresentano il 15 per cento del totale. La nostra nazione - aggiunge - occupa il 47/o posto come meta turistica, in una classifica di 175 stati, ma è salita, nel 2007, al secondo posto come crescita del business dei viaggi". Se per i pellegrini cristiani i luoghi di San Paolo rappresentano uno dei percorsi privilegiati, la Siria è in grado di offrire emozioni per tutti i gusti. In un viaggio di poche centinaia di chilometri e di migliaia di anni di storia, é possibile - dice il ministro - seguire le tracce e i fantasmi di antichi imperi, re e regine, dei, guerrieri, commercianti e crociati. Krak Des Chevaliers, Palmira, Ugarit, Ebla, Aleppo, Mari. Nomi e luoghi magici capaci di 'folgorare' ancora chi volesse mettersi sulla via di Damasco.