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21-09-2008
Israele, le dimissioni del premier Olmert (IlSole24Ore)
Ugo Tramballi

Un'assunzione del potere improvvisa e drammatica per sostituire Ariel Sharon colpito da un ictus nel 2005; una guerra in Libano nel 2006; un nuovo dialogo di pace intenso con i palestinesi, la ripresa di quello con i siriani; gli scandali che lo hanno costretto a mettersi da parte e infine, l'altro giorno, la vittoria di Tzipi Livni alle primarie di Kadima.
La breve ma intensa era di Ehud Olmert è finita. O forse no. Rassegnare le dimissioni al Presidente della Repubblica come prescrivono le regole (atto formalmente avvenuto alle 19.30 di oggi, le 18.30 italiane), nel caotico panorama politico israeliano non basta per dire che il Primo Ministro d'Israele uscente esca davvero di scena. A meno che non decida lui di fare le valigie e andarsere, in realtà Olmert resta in carica fino a che Tzipi Livni non forma un nuovo Esecutivo. Il Governo che Olmert continua a guidare è uscente e provvisorio, ma conserva tutti i poteri di legiferare, dichiarare guerra e proclamare la pace.
La legge da' a Livni 42 giorni per consultare partners vecchi e nuovi e presentare a Shimon Peres, il Capo dello Stato, la sua nuova coalizione. Se non vi riuscisse, il Presidente può offrire l'incarico a un altro candidato. Se dopo 28 giorni nemmeno quest'ultimo riesce a formare un Governo, viene dichiarata la crisi e si va a elezioni anticipate 90 giorni più tardi. Livni garantisce che riuscirà nella sua impresa subito dopo Rosh Hashana, il capodanno ebraico all'inizio di ottobre. È un auspicio. La cronaca invece, dice che sabato sera Ehud Barak, il leader del Labour, il principale partito alleato di Kadima, non si è incontrato con Livni, la sua alleata naturale, ma con Bibi Netanyahu, il primo degli avversari.

Un po' di macismo verso una donna Premier (la seconda dopo Golda Meir, se Tzipi diventerà capo del Governo); e molta politica, quella che da sempre rende caotico il sistema parlamentare israeliano. Barak propone a Netanyahu, il leader del Likud, la destra, di formare un "Governo d'emergenza". Non si capisce emergenza rispetto a cosa: l'economia è brillante, nonostante la crisi globale; eccetto i soliti già noti, nuovi nemici alle frontiere non ce ne sono. Bibi è d'accordo ma prima vuole le elezioni anticipate. Vuole cioè essere lui il Premier di quell'emergenza. Se oggi si votasse, i sondaggi dicono che vincerebbe il Likud. Il laburista Barak ha una sua agenda che faticano a capire anche i compagni di partito.
Ma questi sono gli irraggiungibili pinnacoli della politica. Quello che conta è che nonostante il successo alle primarie di Kadima, mercoledì, Tzipi Livni potrebbe fare molta fatica a creare un nuovo Esecutivo: potrebbe anche non riuscirci affatto. E dunque Olmert potrebbe continuare a governare per settimane e mesi ancora. Una volta tanto, una così grande affezione verso il potere è a fin di bene. Olmert sa che il suo tempo è comunque scaduto. Come ogni politico, la sua ambizione è lasciare un segno di sé. In Israele un Premier entra nella Storia se vince una guerra o firma una pace. Una guerra l'hanno già vinta un tanti, la pace l'hanno firmata in pochi: Menahem Begin con l'Egitto nel 1978, Yitzhak Rabin con la Giordania nel 1994. Olmert è convinto di essere a un passo da due accordi storici: con il palestinese Abu Mazen e con il siriano Bashar Assad: ancora qualche mese, pensa lui, e ce la può fare. È un'ipotesi: come quella di Tzipi di formare un Governo, quella di Barak di liberarsi di Tzipi, quella di Netanyahu di vincere elezioni anticipate.