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17-10-2008
Israele, il nuovo governo non prima di due settimane
Tzipi Livni è in difficoltà e potrebbe avere bisogno di più tempo. Incassato l'accordo con il laburista Ehud Barak, il primo ministro incaricato è ancora impegnato nella formazione di una coalizione di governo stabile. Il partito ortodosso Shas è sempre indeciso se farne parte e l'attuale ministro degli Esteri potrebbe essere costretto a studiare soluzioni alternative. Anche per questo, nella giornata di domenica, Livni dovrebbe chiedere al presidente Shimon Peres di accordarle due settimane supplementari di tempo per sciogliere tutti i nodi al pettine.

Fonti vicine al primo ministro incaricato, citate dal Jerusalem Post, riferiscono di una Tzipi Livni fiduciosa. Gli ultimi colloqui avuti con la leadership di Shas, dell'altro partito religioso Torah e del partito di sinistra Meretz hanno lasciato le porte aperte a un accordo. Ma la leader di Kadima sarebbe convinta di non riuscire a far quadrare i conti prima del 3 novembre, ben oltre la scadenza del 27 ottobre, data in cui dovrebbe presentarsi davanti alla Knesset.

Il nodo principale resta la richiesta dello Shas di finanziamenti per un milione di New shekel israeliani da destinare all'assistenza per i bambini, una richiesta che piace pochissimo al ministro delle Finanze Ronnie Bar-On. E se lo Shas dovesse decidere di restare fuori dalla coalizione, Livni con ogni probabilità si ritroverebbe a guidare un governo con una maggioranza risicata alla Knesset. Non potendo disporre di sufficienti margini di manovra - specie al tavolo delle trattative di pace con palestinesi e siriani - questo significherebbe portare il paese alle elezioni anticipate, magari non entro tre mesi come vorrebbero i conservatori del Likud, che restano all'opposizione, ma nel giro di un anno.

Kadima, al momento, può contare su 29 seggi in parlamento, cui si aggiungono i 19 dei laburisti. La Livniha buone possibilità di convincere il Partito dei Pensionati e, se necessario, andare oltre i colloqui informali con il Meretz (sinistra). Il suo obiettivo vero resta però lo Shas, con i suoi 12 seggi, che rappresenta una fetta consistente dell'elettorato religioso di origine sefardita. Bisognerà superare la diffidenza dei religiosi che non si fidano della leader di Kadima, la accusano di voler restituire ai palestinesi la zona araba (est) di Gerusalemme e restano soggetti alle forti pressioni del Likud e della destra.