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Il CIPMO ha tradotto in italiano le proposte contenute nel documento "A last chance for a two-state Israel-Palestine agreement" di Zbigniew Brzezinski, Chuck Hagel, Lee H. Hamilton, Carla Hills, Nancy Kassebaum-Baker, Thomas R. Pickering, Brent Scowcroft, Theodore C. Sorensen, Paul A. Volcker, James D. Wolfensohn su iniziativa dell'US/Middle East Project presieduto da Henry Siegman e diretto da Brent Scowcroft.

Clicca qui per leggere il documento integrale in inglese.

Le proposte ad Obama delle 10 personalità Usa

Con l’obiettivo di massimizzare le prospettive di successo, prevediamo quattro passi principali, facendo riferimento sia ai successi che agli errrori passati. 

1. Presentare una chiara visione americana per porre fine al conflitto israeliano-palestinese. La disputa tra i due lati è troppo profonda, le controversie di potere sono tra loro troppo vaste per poter risolvere il conflitto senza che gli Stati Uniti agiscano da mediatori imparziali e sostenitori esterni.

Il passo più importante per il Presidente Obama già adesso agli inizi  della sua  presidenza, è quello di redigere le linee per un accordo equo, attuabile e sostenibile, basato sui principi precedentemente riconosciuti da israeliani e palestinesi con l’accettazione elle Risoluzioni 242 e 338 del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, agli Accordi di Oslo, alla Road Map 2003 e agli Accordi di Annapolis del 2007.  Stabilire tali principi non significa pertanto avanzare delle “imposizioni esterne” inappropriate, ma anzi, tale considerazione è da ritenere infondata.

I parametri statunitensi dovrebbero rispecchiare i seguenti compromessi fondamentali:

·           Due Stati, basati sulla linea verde del 4 giugno 1967, con possibili modifiche minori  

e concordate, conformi a uno scambio territoriale 1:1, in modo da prendere in considerazione aree densamente popolate da israeliani nella West Bank;

·           Una soluzione al problema rifugiati coerente con la soluzione sopra espressa, che non

comporti un diritto di rimpatrio generale, ma che prenda in considerazione il senso di ingiustizia per i profughi palestinesi e che preveda  un compenso finanziario significativo oltre alla dovuta assistenza in seno del loro reinsediamento;  

·           Gerusalemme come sede di entrambe le capitali, con quartieri ebraici sotto la

sovranità israeliana e quartieri arabi sotto quella palestinese. Accordi speciali devono essere previsti  per la Città Vecchia, conferendo a ciascuna parte il controllo dei rispettivi luoghi santi e permettendo il libero accesso a questi siti da parte di ciascuna comunità. 

·           Uno stato palestinese non-militarizzato, associato a meccanismi di sicurezza per far fronte alle preoccupazioni israeliane ma in rispetto della sovranità palestinese. La suddetta condizione prevede delle forze multinazionali guidate dagli Stati Uniti, con lo scopo di assicurare un periodo transitorio sicuro e pacifico. Questa coalizione per il mantenimento della pace, sotto il mandato ONU, vedrebbe una leadership americana delle forze NATO affiancata da giordani, egiziani e israeliani.  Si prevede un mandato della durata di 5 anni, rinnovabile, con lo scopo di arrivare a un completo controllo palestinese sulla sicurezza nella parte palestinese della linea entro i prossimi 15 anni.

2. Promuovere trattative israelo-siriane con l’obiettivo di trasformare il panorama regionale in maniera radicale e arrivare ad allontanare Damasco dalla sua partnership strategica con l’Iran. L’attuale amministrazione statunitense dovrebbe essere coinvolta in maniera attiva nelle trattative dirette fra le due parti in modo da contribuire alla loro riuscita, operando nello stesso modo per la questione israeliana-palestinese.

3. Stabilire un approccio più pragmatico nei confronti di Hamas e promuovere un Governo di unità palestinese.

Qualora un accordo di qualsiasi tipo sia raggiunto e debba essere implementato, è essenziale contare su un governo palestinese legittimo e unito in grado di negoziare con Israele. Un coinvolgimento diretto fra gli Stati Uniti e Hamas potrebbe non essere pratico, ma allo stesso modo, l’esclusione del  movimento e l’isolamento di Gaza non ha fatto altro che rinforzare Hamas ed indebolire Fatah. Israele stesso ha dovuto riconoscere che l’importanza assunta da Hamas non può più essere sottovalutata. 

In breve, l’obiettivo statunitense di rimuovere Hamas deve essere convertito in quello di trasformare la condotta del movimento , offrendogli incentivi che permettano ai suoi elementi più moderati di prevalere. Si deve inoltre smettere di scoraggiare parti terze a interagire con Hamas, in modo da poter meglio individuare i punti di vista del movimento ed esaminare la sua condotta.

Infine, è importante promuovere la riconciliazione nazionale palestinese. Un governo capace di negoziare un cessate il fuoco con Israele, in grado di accettare il Presidente Mahmoud Abbas come principale negoziatore e di impegnarsi a rispettare i risultati di un referendum nazionale sul futuro accordo di pace, non verrà boicottato nè tantomeno esposto a sanzioni.