Editoriale
Medio Oriente: una nuova opportunità
di Janiki Cingoli
L’accordo interpalestinese raggiunto tra il presidente Abu Mazen e il premier Ismail Haniyeh assume un rilievo sempre maggiore. La Comunità internazionale e l’Europa devono cogliere questa nuova finestra di opportunità, oltre gli schemi astratti della Road Map, araba fenice della diplomazia mediorientale.
A base dell’accordo non vi sarebbe solo il “Documento dei prigionieri”, reso noto nei mesi scorsi, ma anche il Piano arabo del 2002, e le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, che postulano una restituzione dei Territori palestinesi occupati nel ’67 in cambio della pace.
Articoli
Anp, uno spiraglio incerto
di Antonio Ferrari
Non è il caso di esultare, e neppure di abbandonarsi ad una delle periodiche ondate di ottimismo che inebriano (per qualche tempo) tutti coloro che sperano di vedere la fine del conflitto israeliano-palestinese. Siamo ancora lontanissimi da una possibile soluzione, ma qualche spiraglio di speranza si è riaperto proprio in questi giorni con l'annuncio che il presidente palestinese Abu Mazen, laico che appartiene al Fatah, e il primo ministro Ismail Haniye, scelto dal movimento fondamentalista Hamas per guidare l'esecutivo dopo il trionfo elettorale hanno raggiunto un accordo per formare un governo di coalizione.
Dopo il Libano nuovi scenari
di Eric Salerno
Il macigno dell’Iran estremista, rappresentata dal suo presidente, dai suoi referenti nel clero sciita e dalla questione nucleare, pesa sulla situazione mediorientale e può essere d’ostacolo, pratico o psicologico, all’ipotesi della ripresa dei negoziati di pace tra Israele e i suoi “nemici”, Siria e Palestina. Ma, paradossalmente, quello stesso macigno potrebbe indurre, quasi costringere, le tre parti direttamente in causa, a ritentare la via della trattativa. La guerra in Libano ha prodotto un insieme di profondi cambiamenti nello scacchiere.
L'accordo interpalestinese: la riuscita non è scontata
di Ugo Tramballi
Ogni volta che finisce una guerra in Medio Oriente, il pericolo é che sia solo servita a preparare quella successiva: é quasi sempre accaduto così. Ma ogni volta si accende anche la speranza: è una condizione umana più che politica. Anche questa volta la fine del conflitto in Libano, la nascita di una "Unifil 2" resa muscolosa da regole d'ingaggio più forti, da più uomini, più mezzi, più determinazione e nazioni più importanti, solleva l'illusione che quel Paese abbia finalmente incominciato ad avviarsi verso la stabilità.