Palestinesi e israeliani sono in piena campagna elettorale. I primi dovranno scegliere tra al Fatah ed Hamas; i secondi tra Sharon, leader del nuovo partito centrista Kadima, e il capo del nuovo Labour Amir Peretz mentre la destra del Likud, targato Netanyahu, appare in crisi ed isolata.
Editoriale
La partita tra Sharon e Peretz
di Janiki Cingoli (direttore CIPMO)
Il panorama politico israeliano appare radicalmente sconvolto dagli avvenimenti delle ultime settimane. La decisione di Sharon di uscire dal Likud e di fondare un nuovo partito non può certo dirsi un fulmine a ciel sereno. E’ l’onda lunga del ritiro da Gaza, e della sua portata dirompente sugli assetti politici del paese. Il mito del Grande Israele è crollato, così come la presunta intangibilità degli insediamenti nei territori palestinesi...
Articoli
Israele, novità e incognite nelle prossime elezioni
di Antonio Ferrari (inviato speciale del Corriere della Sera)
Le novità, che peseranno sul voto di marzo, sono sostanzialmente tre: prima, naturalmente, è la decisione di Sharon di abbandonare il partito di cui è stato il condottiero-vincente, e di convergere al centro per dar vita ad uno schieramento poco ideologico e più attento (se è giusta l'interpretazione) alla sostanza rispetto alla forma. La seconda è legata ad un'altra defezione, quella di Shimon Peres, che ha abbandonato il Labour per cercare un futuro al fianco dell'antico nemico. Infine, la clamorosa (anche se in parte prevista) affermazione, al vertice del Labour, del sindacalista sefardita Amir Peretz.
Cosa vuole Sharon
di Eric Salerno (corrispondente da Gerusalemme de Il Messaggero e per la Radio Svizzera Italiana)
Fonti vicine al premier mi hanno parlato di un piano segreto per Gerusalemme. Sharon non lo ama ma, secondo i miei interlocutori, lo potrebbe adottare se fosse costretto dalle pressioni americane ad andare fino in fondo con la dirigenza palestinese. E’ un piano non nuovo nella sua concezione e, almeno in teoria, potrebbe stare bene a tutti. La “città vecchia”, quella entro le mura di Saladino, sarebbe sottoposta a mandato internazionale con libero accesso per tutti. Una parte dei quartieri arabi diventerebbe la capitale dello Stato palestinese. Il resto verrebbe riconosciuta come capitale d’Israele...
Gli equilibri precari di Abu Mazen
di Ugo Tramballi (inviato de Il Sole 24 Ore)
Il problema per Abu Mazen, per i palestinesi, è capire se la debolezza dell'amminitsrazione sia solo una questione generazionale o se il problema sia piuttosto Fatah, il grande partito, la Dc palestinese nella quale sono sempre confluiti e continuano a farlo, una ventina di posizioni diverse dal pacifismo al terrorismo, dal partito della trattativa a quello del rifiuto, dallo Stato secolare a quello islamico, dalla borghesia di Ramallah ai contadini di Hebron...
Intervista
Ma Sternhell l'aveva detto
di J.C.
Sternhell, professore all'Università Ebraica di Gerusalemme, tra i più autorevoli storici israeliani, aveva previsto l'evoluzione politica in atto oggi in Israele sedici anni fa. «La destra - spiega Sternhell - si è divisa in una parte estremistica e in un’altra moderata mentre il Partito laburista non sta attraversando una scissione come quella che ha coinvolto il Likud. Il Labour ha perduto alcuni elementi della sua ala destra, mentre l’adesione di Shimon Peres a Kadima è la conseguenza della sconfitta subita alle primarie»... (ha collaborato Maurizio Debanne)