Editoriale
Un canale informale verso la pace
di Janiki Cingoli (direttore CIPMO)
Il seminario riservato fra personalità israeliane e palestinesi, “Riprendere il cammino verso una pace piena e complessiva”, promosso dal CIPMO, finanziato dal Ministero degli Esteri, dal Comune di Milano e dalla Fondazione CARIPLO, si è svolto a Milano dal 1° al 4 settembre. Si è trattato di un avvenimento non ordinario, che ha richiesto oltre tre anni di preparazione ed ha superato molti ostacoli e ripetute cancellazioni anche all’ultimo minuto. Il seminario ha avuto un carattere “formal-informal”: quasi tutti i delegati ricoprivano cariche ufficiali, ma non avevano un mandato formale dal governo.
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Documento sul seminario
Dall’1 al 4 settembre si è svolto un importante seminario a porte chiuse fra esponenti politici israeliani e palestinesi di diversi schieramenti, promosso e organizzato dal Centro Italiano per la Pace in Medio Oriente (CIPMO) e presieduto dal direttore del CIPMO, Dott. Janiki Cingoli. La delegazione israeliana era guidata da Colette Avital, Vice Presidente della Knesset, ed era composta da altri membri della Knesset, appartenenti al Labour, Likud e Shinui. La delegazione palestinese era guidata da Fares Kaddura, membro del Consiglio Legislativo Palestinese, ed era composta da membri dello stesso Consiglio legislativo e da personalità di alto livello, appartenenti a Fatah e ad altri partiti della sinistra laica palestinese
Duri nelle sessioni, distesi nelle pause
di Maurizio Debanne (CIPMO)
“È importante essere qui per confrontarsi, laggiù non possiamo farlo”. Questo è stato il primo commento dei delegati israeliani e palestinesi invitati a Milano dal Centro Italiano per la Pace in Medio Oriente (CIPMO) per partecipare ad un seminario riservato. I primi a prendere la parola sono stati i due capi delle delegazioni (nella foto la delegazione palestinese), e ad essi ha fatto seguito un dibattito serrato ed intenso, durato due giorni. Nessuno ha mai alzato la voce per imporsi, tutti erano convinti che per far sentire le proprie ragioni era sufficiente il dialogo.