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25-06-2009
Netanyahu: sanzioni più dure all'Iran (Corriere)
Maurizio Caprara

«Se non ora, quando?». E’ con questa do­manda che Benjamin Netan­yahu, premier  di Israele e uo­mo di una destra radicale po­co incline alle mezze misure, ha raccomandato ieri a Roma di percorrere fino in fondo la strada delle sanzioni all’Iran affinché il suo avvicinarsi alla bomba atomica non richieda, in futuro, altri mezzi di dis­suasione. Con le proteste in corso il regime di Teheran è più vulnerabile, si vedono crepe, è stata la tesi sostenuta da Netanyahu in una colazio­ne a Palazzo Chigi con il colle­ga Silvio Berlusconi e il mini­stro degli Esteri Franco Fratti­ni. La questione va discussa nel G8 a presidenza italiana, ha affermato, e non si può af­frontare Mahmoud Ahmadi­nejad che minaccia Israele continuando nel «business as usual», gli affari di sem­pre.

Dell’Iran il nostro Paese è il primo partner commerciale in Europa. Ci fornisce ener­gia. Nel 2006 l’interscambio ha sfiorato i sei miliardi di eu­ro. Finito l’incontro con Ne­tanyahu (che ha scelto Roma come prima tappa all’estero da quando è di nuovo primo ministro), una giornalista ha domandato in inglese al presi­dente del Consiglio se, alla lu­ce dei risultati elettorali di Teheran, ritiene ancora vali­da l’offerta di dialogo avanza­ta da Barack Obama e se pen­sa di «rivedere le intense rela­zioni economiche» dell’Italia con l’Iran. Berlusconi forse credeva di doversi pronuncia­re sull’invito della Farnesina alla Repubblica degli ayatol­lah per la conferenza di doma­ni a Trieste sull’Afghanistan, ritirato dopo quattro mesi senza decisione iraniana. Co­sì ha risposto: «Abbiamo di­chiarato la nostra disponibili­tà a continuare questo rappor­to soltanto se fosse considera­to sul piano internazionale, con la partecipazione esplici­ta dell’Amministrazione ame­ricana, qualcosa di positivo. Tutte le situazioni che abbia­mo alle spalle di nostri rap­porti diplomatici con l’Iran sono sempre state condivise con l’Amministrazione ameri­cana e Israele».

Secondo il portavoce di Ne­tanyahu, Mark Regev, sui rap­porti economici Italia-Iran l’incontro ha segnato per gli israeliani passi avanti. In che cosa consisteranno, si vedrà.

Alle prese entrambi con turbolenze in casa, i due capi di governo hanno dato mo­stra di sintonia. Netanyahu ha invitato «Silvio», definito «grande campione di pace», a parlare alla Knesset, il Parla­mento israeliano. I giornalisti del suo Paese hanno chiesto perché tanto onore a un poli­tico chiacchierato per feste con signorine discusse. Ne­tanyahu: «E’ un momento dif­ficile ed è un amico. Sono af­fari interni italiani, non mi ri­guardano. E’ sempre stato un grande amico di Israele».

Berlusconi, prima, aveva appoggiato la sua idea di Sta­to palestinese smilitarizzato e detto senza enfasi una frase in linea con l’approccio oba­miano («Ho richiamato l’at­tenzione sul bisogno di dare segnali significativi sul bloc­co degli insediamenti»). Im­pegnandosi a vertici annuali tra i governi di Italia e Israele.