Azzurra Meringolo
Proprio mentre riprendevano i colloqui indiretti tra Israele e Autorità Palestinese, è giunta a Roma una delegazione del network Euromediterraneo per i diritti umani, di cui fanno parte più di settanta organizzazioni della società civile dell’area. La delegazione è composta da membri del gruppo di lavoro “Palestine/Israel and Palestinians” che mira a promuovere un approccio comune e condiviso alla questione del conflitto mediorientale, basato su una denuncia ferma e coerente di tutte le violazioni di diritti umani, chiunque ne sia responsabile. Nel corso della recente missione svoltasi dal 10 al 12 maggio, la delegazione ha incontrato esponenti governativi, rappresentanti istituzionali e membri della società civile italiana per mostrare loro come la tutela dei diritti umani delle parti coinvolte nel conflitto israelo-palestinese sia gravemente compromessa.
"Proprio perché nella regione ci si muove in un quadro carico di contraddizioni è importante ascoltare le diverse voci che si confrontano", spiega Pietro Marcenaro, presidente della Commissione diritti umani del Senato che ha accolto i rappresentanti del network. A preoccupare la commissione è la situazione all'interno della Striscia di Gaza, un lembo di terra densamente popolato, ma chiuso e isolato dal resto del mondo a causa delle dinamiche conflittuali in corso.
"Affinché si possa trovare una soluzione pacifica duratura - spiega Nathalie Stanus, coordinatrice del network- è essenziale che Italia, Unione Europea e comunità internazionale facciano pressione sulle parti affinché rispettino il diritto umanitario e internazionale, visto che troppo spesso le violazioni che entrambe commettono restano impunite."
Preoccupata dell'atteggiamento remissivo che alcuni stati dell'Unione Europea, tra i quali il nostro, continuano ad avere nei confronti di Israele, la delegazione, esempio di successo duraturo di collaborazione tra società civile israeliana e palestinese, ha deciso di fare alcune raccomandazioni ai membri governativi che ha incontrato. Secondo Louis Frankenthaler, rappresentante del Comitato pubblico contro la tortura in Israele e membro israeliano della delegazione, è importante che il nostro governo sostenga il rapporto Goldstone, il documento che presenta i risultati d’indagini sulle violazioni del diritto internazionale commesse a Gaza e nel sud d'Israele nel corso dell'ultima offensiva israeliana. “Questo rapporto -sottolinea Frankenthaler- mette in luce le violazioni compiute durante Piombo Fuso. Il documento fa chiarezza sulle violenze commesse non solo dall’esercito isreaeliano, ma anche da Hamas.” Per questo, conclude Frankenthaler “è importatne che l’Italia riveda la sua posizione (il nostro governo è stato uno dei pochi all'interno dell'Onu a votare contro questo documento) – e appoggi il rapporto.”
Denunciando le nuove limitazioni che il governo israeliano sta imponendo a quanti si preoccupano della difesa dei diritti umani nella regione, Maysa Zorob, rappresentante di al-Haq, una Ong palestinese che si occupa di indagare anche le violazioni compiute dall’Autorità Palestinese in Cisgiordania, sottolinea l’importanza che la comunità internazionale "tuteli l'attività delle Ong che agiscono sul territorio, condannando le iniziative legislative con le quali Israele sta cercando di ridurre la loro attività." In aggiunta, ha continuato Zorob, “ è importante che le Ong continuino a fare luce anche sulle frequenti le violazioni che l’Autorità Paestinese compie all’interno della West Bank.” Infine, secondo Daragh Murray, rappresentante del Centro palestinese per i diritti umani con sede a Gaza, è importante che il rispetto del diritto internazionale da parte israeliana sia una condizione sine qua non per l'avanzamento della cooperazione tra l'Unione Europea e Israele.
L’obbiettivo della missione in Italia di questi attivisti dei diritti umani, israeliani e palestinesei, è stata duplice. Da una parte si è cercato quello di spiegare con equidistanza e imparzialità le violazioni dei diritti umani commesse sia da Israele che dall'Autorità Palestinese in Cisgiordania e da Hamas a Gaza. Dall’altra la delagazione ha cercato interlocutori sensibili, soprattutto all’interno delle commissioni parlamentari dei diritti umani, che si sono sono impegnatiti a farsi portavoce delle loro raccomandazioni presso i membri del governo.