homepage
English version
Home
Segnala ad un amicoStampa
07-07-2010
Obama incassa il sì di Netanyahu: "Negoziati diretti con i palestinesi" (LaStampa)
I negoziati tra israeliani e palestinesi, auspicati con forza dal premier Benyamin Netanyahu, appaiono più vicini, ora che hanno ottenuto il chiaro appoggio del presidente degli Stati Uniti Barack Obama. Incontrando i giornalisti al termine di un colloquio nello Studio Ovale con Netanyahu, Obama ha detto che i cosiddetti "proximity talks" i negoziati indiretti coordinati dall’emissario Usa George Mitchell, si trasformeranno alla fin fine in «negoziati diretti».

Obama auspica tempi brevi e fissa la scadenza di settembre, prima cioè dello scadere della moratoria sui nuovi insediamenti ebraici nei territori palestinesi. Rispondendo a una domanda, Obama ha detto: «Israele ha mostrato moderazione e la mia speranza è che una volta iniziati i negoziati diretti, ben prima che (la moratoria) sulle costruzioni sia scaduta», si possa creare «un clima» nel quale tutti possano «impegnarsi» portando al «successo». Netanyahu, dal canto suo, ha ripetuto le ormai ben note posizioni israeliane, e cioè che «i tempi sono decisamente maturi per iniziare i negoziati diretti». Ma lo ha fatto, questa volta, lanciando un accorato appello al presidente dell’Autorità nazionale palestinese (Anp) Mahmud Abbas, Abu Mazen.

«Insieme con Abbas dobbiamo raggiungere un accordo politico per la pace, la sicurezza e la prosperità », ed è «la migliore scelta per tutti noi - ha detto Netanyahu -. Si tratta di un messaggio di speranza per i nostri popoli, per la regione e il mondo intero». Il premier israeliano, chiedendo «una pace sicura», ha detto che Israele è «pronto a fare molto» per raggiungerla, ed Obama gliene ha dato atto. L’inquilino della Casa Bianca ha riconosciuto che Netanyahu «è pronto ad assumersi rischi per la pace», e ha garantito che Washington «non chiederà mai a Israele di assumersi rischi che possano mettere in pericolo la sua sicurezza». Rispetto all’ultimo incontro tra i due leader, a marzo e sempre alla Casa Bianca, il clima odierno era diverso, decisamente più positivo e costruttivo. Obama, irritato per l’annuncio di nuovi insediamenti mentre il suo vice Joe Biden era in visita in Israele, aveva ricevuto Netanyahu alla chetichella, senza neppure invitarlo a cena, e senza incontri con la stampa.

Oggi c’è stato un lungo e cordiale colloquio nello Studio Ovale, nonostante le tensioni delle ultime settimane, con Washington che punta - a termine - a un Medio Oriente denuclearizzato, e il criticato raid israeliano contro la flottiglia palestinese. Qualcosa comunque è cambiato e Obama, che sul Medio Oriente ha ottenuto molto poco in 18 mesi di presidenza, punta ora a risultati concreti. Le aperture israeliane, anche se non di rado giudicate timide, vengono considerate sufficienti per migliorare il clima generale. È stato alleggerito l’embargo a Gaza, i militari israeliani hanno annunciato l’apertura di un’inchiesta sulle guerra dell’inverno 2008-’09, e ci sono speranze per una nuova moratoria sugli insediamenti. L’Iran, infine. Obama promette che manterrà la pressione per evitare che Teheran acquisisca l’arma atomica. Nethanyahu plaude, ma auspica una linea ancora più dura, temendo una escalation in Medio Oriente.