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27-11-2007
Intervista a Massimo D'Alema (Agi)
Agi
(AGI) - Washington, 27 nov. - (dell'inviato Federica Valenti) La convocazione della Conferenza Internazionale di Annapolis, e la larga partecipazione del mondo arabo, rappresentano di per se' un successo, e un segno della svolta "coraggiosa" intrapresa dall'amministrazione di George W. Bush, che ha sponsorizzato l'incontro. Ne è convinto il ministro degli Esteri, Massimo D'Alema, e lo ha dichiarato al termine di una cena di lavoro presso la sede del Dipartimento di Stato a Washington, cui hanno partecipato tutti i delegati al consesso sul Medio Oriente allestito in Maryland, nell'antica capitale degli Stati Uniti.
"Non credo che la Conferenza in sé produrrà alcun evento eccezionale, d'altro canto mi pare che non fosse atteso", ha osservato il titolare della Farnesina, conversando con i giornalisti. "Il fatto che ci sia questa Conferenza e' comunque un grande evento, al di la' del contenuto specifico". Secondo D'Alema, "il formato della Conferenza", che prevede la partecipazione di "tutto il mondo arabo", è un "grande successo" che va "al di la' delle aspettative".
"Gli americani si sono molto esposti, si sono impegnati molto", ha affermato il ministro. "E' un fatto coraggioso e positivo che abbiano messo in gioco la loro credibilità".
"Si e' rovesciato l'approccio con cui l'amministrazione americana guarda al Medio Oriente', ha spiegato D'Alema, rammentando che in passato gli Stati Uniti credettero di risolvere i conflitti nella regione con il rovesciamento del regime di Saddam Hussein in Iraq. Adesso gli Usa hanno capito invece che occorre "ripartire dalla questione palestinese", e "questa correzione di rotta, in corso da vario tempo, trova in Annapolis il suo momento significativo".
Il capo della diplomazia italiana ha osservato che l'obiettivo dell'incontro, come ha ribadito durante la cena lo stesso Bush, è "dare avvio a un negoziato diretto, che abbia come scopo quello di arrivare a un accordo che consenta la nascita di uno Stato palestinese al fianco di Israele, in condizioni di pace e di sicurezza".
D'Alema si e' poi detto ottimista perche' sembra chiaro che "il processo negoziale inizierà il giorno dopo la fine della Conferenza": cioè mercoledi' a Washington, con i colloqui alla Casa Bianca tra il presidente americano, il premier israeliano Ehud Olmert e il leader dell'Autorità Nazionale Palestinese, Abu Mazen.
Il responsabile della Farnesina ha quindi ricordato tutte le "difficoltà" che hanno segnato la preparazione dell'appuntamento di Annapolis, e ha spiegato che "ancora non e' ben chiaro se l'avvio avverrà sulla base di un documento comune", perché "le parti stanno ancora discutendo".
D'Alema non ha escluso che in futuro vi possano essere ulteriori sessioni della Conferenza mediorientale, anche in Europa, oltre alla Conferenza dei Donatori, in programma il 17 dicembre prossimo a Parigi.
Ha peraltro insistito sulla necessita' che si stabilisca un "meccanismo di monitoraggio" delle fasi del negoziato, da affidare auspicabilmente al Quartetto di Madrid, l'organismo di mediazione per il Medio Oriente in cui siedono i rappresentanti di Usa, Unione Europea, Onu e Russia; anche se l'impressione e' che gli Stati Uniti vogliano continuare a esercitare un ruolo-guida proprio.
Nell'impegno per rilanciare il negoziato, ha continuato il ministro degli Esteri, e' centrale la funzione esercitata dall'Europa. "Noi abbiamo dato ai palestinesi un milione di euro nell'ultimo anno", ha sottolineato. "Gli americani si sono presi questa responsabilità, tuttavia sanno benissimo che senza la collaborazione del mondo arabo e dell'Ue nulla avrebbe luogo".
Il tema centrale della Conferenza, ha anticipato D'Alema, sarà il conflitto israelo-palestinese, anche se si tratta di una questione che difficilmente può essere isolata dalle altre crisi che attraversano la regione. Sull'incontro pesa l'assenza dell'Iran, isolato tanto da Washington quanto dal mondo arabo.
"Da una parte", ha spiegato il titolare della Farnesina, "gli americani hanno bisogno del sostegno del mondo arabo nella politica di contenimento" delle derive estremistiche di Teheran; dall'altra "gli arabi hanno capito l'importanza di contenere le spinte fondamentalistiche per risolvere la questione palestinese".
Infine vi e' la grave situazione del Libano, segnata dallo stallo istituzionale dopo il mancato voto in Parlamento per eleggere il nuovo presidente della Repubblica. "E' vero che non si e' trovato un accordo, anche se credo che lo si raggiungerà", ha concluso D'Alema, spiegando come gli sforzi messi in campo da Italia, Francia e Spagna per favorire il dialogo tra i partiti libanesi abbiano consentito di "gestire questa fase senza scontri e senza drammi, e con un passaggio dei poteri abbastanza ordinato". (AGI)