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05-07-2010
Bibi da Obama per fare pace (La Stampa)
Maurizio Molinari

Messaggi rassicuranti in superficie e tensioni dietro le quinte accompagnano la preparazione della visita a Washington del premier israeliano Benjamin Netanyahu, atteso domani alla Casa Bianca per il quinto incontro con il presidente Obama. A far trapelare i messaggi rassicuranti è la Casa Bianca attraverso Ben Rhodes, il consigliere che scrive i discorsi di politica estera del presidente, e Dan Shapiro, direttore per il Medio Oriente del Consiglio per la sicurezza nazionale. Rhodes illustra i dettagli del cerimoniale, tesi a far dimenticare il burrascoso incontro di marzo, quando Obama lasciò solo Netanyahu nella Roosevelt Room ritirandosi a cena nella East Wing, negando all’ospite anche la fotografia ufficiale. «Si vedranno nello Studio Ovale e faranno poi commenti alla stampa» anticipa Rhodes, aggiungendo che «vi sarà un pranzo di lavoro fra le delegazioni». Insomma, una cornice da alleati. Alla quale si deve aggiungere che la First Lady Michelle offrirà un tè pomeridiano a Sara Netanyahu. 

Shapiro invece parla di politica, sottolineando che «le differenze fra israeliani e palestinesi sono molto diminuite negli ultimi due mesi» e definendo «importante il congelamento degli insediamenti» applicato da Israele dall’inizio dell’anno. «Con Israele abbiamo interessi e valori comuni, e molto lavoro da fare assieme» aggiunge, lasciando intendere che l’Amministrazione punta a un’atmosfera distesa per ottenere dall’ospite il via libera ai «colloqui diretti» con i palestinesi, già discussi con il presidente dell’Anp, Abu Mazen, e il re saudita Abdullah. 

Ma le indiscrezioni da Washington descrivono perduranti fibrillazioni. Per il «New York Times» riguardano l’arsenale nucleare israeliano, dopo che Gerusalemme si è sentita tradita dall’avallo di Washington alle conclusioni della Conferenza sul trattato anti-proliferazione che - su pressione araba - includono la richiesta a Israele di ispezioni al reattore di Dimona. Per «Haaretz», invece, a rendere rovente la vigilia sarebbe l’intenzione Usa di consegnare all’Arabia Saudita il modello più avanzato dei caccia F-15 in funzione anti-Iran. Il ministro della Difesa, Ehud Barak, ha fatto conoscere al Pentagono il timore che «un giorno potrebbero essere usati contro di noi». Aperture pubbliche e disaccordi privati fanno da corollario a un’agenda incentrata su due temi: l’intenzione Usa di accelerare i colloqui diretti Israele-Anp e la volontà di Netanyahu di decidere le prossime mosse contro l’Iran.