Aldo Baquis
L'allentamento del blocco di Gaza è diventato ieri una realtà più concreta per un milione e mezzo di palestinesi che vivono nella Striscia. Le nuove procedure sono state annunciate congiuntamente dal premier Benyamin Netanyahu e dall'emissario del Quartetto Tony Blair, dopo che erano state approvate dal governo israeliano. D'ora in poi potranno entrare nella Striscia tutte le merci che non rientrino nella categoria delle armi o di materiali utilizzabili per la loro produzione. Prossimamente Israele pubblicherà una lista dei prodotti ancora al bando: tutti gli altri, alcune migliaia, saranno invece permessi. E se i valichi attuali si rivelassero insufficienti, ne saranno approntati altri due.
Anche i lavori di costruzione potranno riprendere: si tratta di progetti di scuole e ospedali che vengono realizzati sotto la supervisione di organizzazioni internazionali e - in un caso specifico - anche di un nuovo rione. L'economia di Gaza adesso può rimettersi in moto.
Resta invece in vigore il blocco marino, necessario, secondo i servizi di sicurezza, per impedire che vengano trafugate armi a favore di Hamas. Anche in futuro le navi dirette a Gaza dovranno scaricare le loro merci nel porto israeliano di Ashdod, dove saranno ispezionate e poi inoltrate nella Striscia via terra.
Annunciando queste misure, Israele ha implicitamente ammesso che tre anni di blocco terrestre a Gaza non hanno sortito gli effetti sperati. Il ministro per la Sicurezza Sociale, il laburista Yitzhak Herzog, ieri ha detto che il regime di Hamas non sembra essersi indebolito e che non si registrano progressi nemmeno per la liberazione di Ghilad Shalit, il soldato tenuto prigioniero a Gaza da quattro anni.
Nel giorno in cui Israele ha annunciato l'ammorbidimento della propria politica verso Gaza, il governo di Benyamin Netanyahu è riuscito a irritare fortemente il governo amico della cancelliera tedesca, Angela Merkel, vietando a un suo ministro l'ingresso nella Striscia.
Al centro della vicenda si è trovato, suo malgrado, il ministro per la Cooperazione e lo sviluppo Dirk Niebel, che fra l'altro è vice-presidente dell’Associazione di amicizia fra Germania e Israele. Niebel contava di essere ieri a Gaza per verificare gli sviluppi di un progetto di depurazione delle acque in cui il suo Paese ha investito ingenti fondi. Ma sabato Niebel è stato informato che non avrebbe potuto attraversare il valico di Erez, fra Israele e Gaza.
«A volte il governo israeliano non facilita ai suoi amici il compito di spiegare le ragioni dei suoi comportamenti», ha detto amareggiato Niebel alla stampa israeliana, mentre a Berlino il ministro degli Esteri, Guido Westerwelle, si diceva desolato per l'annullamento di quella missione a Gaza.
A Gerusalemme il portavoce del Ministero degli Esteri ha replicato che la decisione non riguardava affatto la figura di Niebel («che gode di grande stima»), ma ha un carattere di principio. Israele, in sostanza, cerca di impedire che Hamas - che nei giorni scorsi ha accolto a braccia aperte il segretario della Lega araba Amr Mussa - «sfrutti» visite del genere per creare una sorta di assuefazione occidentale al suo regime, che non è riconosciuto nemmeno da molti Paesi arabi.
Da parte sua Hamas ha ribadito ancora una volta che le misure decise ieri da Israele hanno un carattere limitato e che nella sostanza non rimuovono il blocco a Gaza. La speranza di Hamas è che, dopo molte esitazioni, il presidente dell'Anp Abu Mazen decida adesso di recarsi nella Striscia per cercare un’intesa che metta fine alla rottura fra gli islamici e al-Fatah. Lo stesso Abu Mazen ha rivelato ieri di aver «soppesato almeno cento volte» la possibilità di un suo viaggio a Gaza, da dove fu espulso tre anni fa dal putsch militare di Hamas.
Giovedì alla mezzanotte israeliana - le 23 in Italia - le luci del Colosseo saranno spente per chiedere la liberazione di Gilad Shalit, il soldato israeliano dal 25 giugno 2006 prigioniero di Hamas. La manifestazione, alla quale sarà presente il padre di Gilad Shalit, è promossa dalle associazioni giovanili Bnei Brit Giovani e Ugei (Unione Giovani Ebrei Italiani). L’obiettivo dell’evento è quello di unire le forze e sensibilizzare l’opinione pubblica per riportare Gilad a casa e rilanciare il processo di pace in Medio Oriente.