Quando Menachem Begin vinse le
elezioni del 17 maggio 1977 la storia di Israele giunse ad una svolta epocale.
Per la prima volta una coalizione di destra (il Likud) avrebbe governato il
paese rompendo tre decadi di potere laburista e inaugurando un’egemonia che,
specie sulla questione dei confini dello stato, dura ancora oggi. La destra
israeliana iniziò così a sollevare le curiosità degli studiosi anche fuori
dallo stato di Israele. Questo moltiplicò in maniera esponenziale i rari studi
esistenti in materia, contribuendo ad una migliore conoscenza delle matrici
ideologiche del movimento che governava Israele e che tanto doveva al
nazionalismo di stampo europeo.
Il padre ispiratore di Menachem
Begin e del partito che oggi si chiama Likud è Vladimir Zeev Jabotinsky
fondatore del sionismo revisionista nel 1925. Questo poliedrico personaggio era
un grande agitatore politico, fervente nazionalista, anticomunista e molto
legato al culto delle parate militari e alla tradizione. La sua morte, nel
1940, non gli consentì di vedere la nascita dello stato di Israele e i suoi
“seguaci” rimasero per anni ghettizzati dalle istituzioni politiche israeliane
governate dai socialisti di Ben Gurion. Il piccolo partito, che raccoglieva
l’eredita del militarismo jabotinskiano e la visione di un “grande Israele”che
si voleva esteso su ambedue le rive del fiume Giordano, si chiamava Herut, in
ebraico libertà ed era guidato da Menachem Begin. Questi era l’ex comandante
dell’Irgun un gruppo militare considerato dagli inglesi terrorista. In anni di
opposizione e di battaglie politiche Begin diede forza a quelle idee che dalla
fine degli anni ’70 diventarono egemoni nel paese. Grazie alla sagacia di un
giovane generale di nome Ariel Sharon si fondò una coalizione che riuscì a
battere “l’allineamento laburista”.
Dopo Begin i leader della destra
israeliana furono il falco Yitzhak Shamir, il giovane Benyamin Netanyahu e il
vecchio generale Ariel Sharon. La storia di questa parte politica e dei suoi
leader è poco conosciuta e studiata ma aiuta a comprendere le continue tensioni
della politica israeliana e la difficoltà per ogni primo ministro di
“ritirarsi” da “Eretz Israel” consegnando “terra ebraica” al nemico
palestinese.
Autore: Paolo Di Motoli (Torino 1971) lavora al Dipartimento di
studi politici di Torino. È dottore di ricerca in Storia del pensiero politico.
Ha pubblicato La Destra sionista (2001), Morire per Gerusalemme
con Francesco Pallante (2004) e alcuni saggi e schede per riviste come «Teoria
Politica», «Polena», «Il Ponte», «Quaderni di Storia Contemporanea», «Clio»,
«Nuova Storia Contemporanea», «Passato e Presente».
Prefazione:
Sergio Romano
Editore:
I libri di Icaro