“E’ importante essere qui per confrontarsi, laggiù non possiamo farlo”. Questo è stato il primo commento dei delegati israeliani e palestinesi invitati a Milano dal Centro Italiano per la Pace in Medio Oriente (CIPMO) per partecipare ad un seminario riservato. Il carattere riservato del seminario, lontano dai riflettori dei media, e dalle pressioni dell’opinione pubblica, ha reso possibile che la discussione affrontasse liberamente e in modo del tutto informale la questione oggi cruciale nello scenario mediorientale, come collegare il disimpegno israeliano dalla Striscia di Gaza al rilancio del processo di pace.
I primi a prendere la parola sono stati i due capi delle delegazioni, e ad essi ha fatto seguito un dibattito serrato ed intenso, durato due giorni. Nessuno ha mai alzato la voce per imporsi, tutti erano convinti che per far sentire le proprie ragioni era sufficiente il dialogo. Anche la comprensione reciproca delle sofferenze (richiamata più volte con espressioni quali ad esempio “Noi comprendiamo le vostre tragedie”) ha creato le condizioni per una discussione aperta, franca, sincera e non propagandistica sulle diverse tendenze politiche e sugli umori interni alle due società.
Tra gli israeliani, un membro del Likud ha confessato di aver vissuto drammaticamente il piano di disimpegno di Sharon. “Ero contrario, ma ho accettato la decisione del mio primo ministro”. La rottura del tabù israeliano della terra, gli ha risposto un delegato palestinese, rende ora possibile una svolta per il Medio Oriente.
Qualcuno era visibilmente emozionato. Una delegata israeliana ci ha confessato durante una pausa che è la prima volta che aveva occasione di incontrare esponenti palestinesi in un confronto diretto e ravvicinato. Ci ha raccontato che lei ha un figlio nell’esercito e che era dunque molto preoccupata che potesse accadergli qualcosa di brutto. Naturale quindi il suo desiderio che cessino le violenze. Ci siamo permessi di chiederle quale potesse essere la strategia migliore per arrivarci. Non ha avuto dubbi: per la ripresa del processo di pace è necessaria la convocazione di una conferenza internazionale. Incontri informali come questo di Milano preparano il clima per tali grandi eventi.
Duri e formali nelle sessioni, rilassati e distesi nei coffee break, durante i pasti e la sera nella hall dell’albergo dove alloggiavano tutti insieme. Contesti diversi determinavano atteggiamenti differenti pur restando ferma la coerenza ad un gioco dei ruoli cui nessuno abdicava del tutto.
Così, il primo mattino, per la colazione, i delegati si sedevano in tavoli differenti. I palestinesi da un lato, dall’altro gli israeliani. La sera, l’atmosfera era rovesciata, dopo una giornata di faccia a faccia che aveva permesso di conoscersi meglio, tutti si ritrovavano in ordine sparso al tavolo della cena.
Il clima rimane disteso anche nella hall dell’albergo dove i nostri ospiti rimangono a fare conversazione per ore, fino a notte inoltrata.
Questi incontri informali, fuori dal contesto delle sessioni ufficiali, sono spesso i momenti più importanti, perché creano contatti, canali ed anche amicizie dirette tra le parti, che spesso giocano un ruolo essenziale dopo la fine di questi incontri.
Un momento emozionante si è avuto il secondo giorno. Durante la sessione mattutina i palestinesi hanno avanzato alcune richieste precise e circoscritte, quali la liberazione di 600 prigionieri originari di Gaza e la rimozione dei blocchi di cemento lungo le strade interne della Cisgiordania. Una delegata israeliana, del Likud, ha dichiarato che intendeva andare da suo Premier per sottoporgli quelle richieste, dichiarandosi favorevole al loro accoglimento. Naturale l’interesse dei palestinesi davanti a quella dichiarazione.
Il bilancio del seminario a porte chiuse promosso dal CIPMO è dunque positivo. La lontananza dai luoghi della sofferenza, l’assenza di pressioni di ogni genere, ha fatto sì che i delegati, pur riaffermando fino in fondo le proprie posizioni e le proprie convinzioni, siano stati capaci di esprimerle attraverso un dialogo costruttivo e una rara comprensione e capacità di ascolto.