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21-01-2010
Nuova missione in Medio Oriente di Mitchell

Comincia oggi una nuova missione in Medio Oriente dell’inviato americano George Mitchell. Obiettivo: rimettere in moto il processo di pace israelo-palestinese. Mitchell ha in programma un vero e proprio tour de force che prevede, tra l’altro, incontri separati con il primo ministro israeliano Benyamin Netanyahu e il presidente dell'Autorità nazionale palestinese Abu Mazen.

Intanto, secondo una fonte palestinese ben informata, Abu Mazen avrebbe proposto a Barack Obama di negoziare con Israele le frontiere definitive del futuro Stato palestinese indipendente. Così facendo si supererebbe l'impasse nella quale si trovano i negoziati di pace israelo-palestinesi da più di un anno. Abu Mazen rifiuta infatti di riprenderli in assenza di un congelamento completo delle costruzioni nelle colonie ebraiche, condizione però respinta da Netanyahu. Rappresentanti americani potrebbero così negoziare al posto dei palestinesi, secondo questa fonte. I palestinesi accetterebbero di lasciare a Israele il 3% dei territori che rivendica (Cisgiordania, Striscia di Gaza e Gerusalemme est) e alcune colonie in Cisgiordania.

Il presidente dell'Anp potrebbe inoltre riprendere i colloqui se Israele acconsente ad una moratoria completa di sei mesi delle costruzioni in Cisgiordania e a Gerusalemme est, secondo la stessa fonte, che ha precisato che un tale accordo potrebbe restare segreto. Attualmente è in vigore un congelamento di dieci mesi che non include però Gerusalemme est. Abu Mazen avrebbe presentato questa proposta recentemente nel corso di riunioni con dei responsabili egiziani, che l'avrebbero inoltrata a Washington.

Sempre oggi si registra un segnale di apertura da parte di Hamas. «Hamas è pronto a riconoscere il diritto a esistere di Israele e ad annullare il suo statuto, in cui si chiede la distruzione della “entità sionista”». Lo ha detto Aziz Dwaik, presidente del Consiglio legislativo palestinese e uno dei principali leader di Hamas in Cisgiordania. Secondo il sito del Jerusalem Post questa dichiarazione rientra nella strategia del movimento islamico per ottenere il riconoscimento della comunità internazionale.