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17-03-2010
Netanyahu: no alle tre condizioni di Obama
Dopo una "Giornata della rabbia" caratterizzata da duri scontri tra palestinesi e forze dell'ordine israeliane dopo l'ingurazione di una sinagoga nella Città vecchia, il governo di Gerusalemme ha respinto le tre condizioni poste da Washington per rilanciare il processo di pace. Lo rivela il New York Times.

In base a quanto riporta il Washington Post, che cita fonti ufficiali Usa, le condizioni sarebbero: una marcia indietro sui nuovi insediamenti a Gerusalemme est annnunciati quando il vicepresidente Joe Biden era in visita ufficiale in Israele, un gesto significativo e sostanziale nei confronti dei palestinesi e una dichiarazione pubblica che accetti l'inclusione nei negoziati di tutte le questioni centrali, tra cui lo statuts di Gerusalemme.

Le tre condizioni di Obama, di cui le autorità Usa non parlano ufficialmente, sarebbero state illustrate ieri dal segretario di Stato Usa Hillary Clinton al premier israeliano Benyamin Netanyahu in una burrascosa telefonata di circa tre quarti d'ora.

Ora si spera nel sottile lavoro diplomatico dell'inviato Usa in Medio Oriente George Mitchell. Il quale però, prima di recarsi nella regione per coordinare i negoziati indiretti, aspetterà l'esito di una ministeriale del Quartetto (Usa, Russia, Ue e Onu), fissata per venerdì a Mosca. Vi prenderanno parte la Clinton, la responsabile della diplomazia Ue Catherine Ashton, il segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon e il ministro degli esteri russo Serghei Lavrov.