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16-03-2010
E' vera crisi tra Israele-Usa
Per Avi Pazner, ex ambasciatore e attuale portavoce del governo israeliano, Obama e Netanyahu si sono fraintesi e presto arriverà il chiarimento. Ottimista è anche il capo della diplomazia israeliana, Avigdor Lieberman, secondo il quale "le cose si calmeranno perché né Israele né gli Stati Uniti hanno interesse all'escalation".

Vista dagli Usa la faccenda sembra molto più seria. Michael Oren, ambasciatore israeliano a Washington, ha definito la crisi diplomatica tra Israele e Stati Uniti, esplosa dopo l'annuncio del nuovo piano edilizio a Gerusalemme est, "la più grave dal 1975''. Oren, noto storico della regione mediorientale, avrebbe ammesso la gravità della situazione, la più profonda da 35 anni a questa parte, nel corso di una conversazione telefonica con i consoli israeliani negli Usa.
Nel 1975 le relazioni tra i due alleati subirono un pesante contraccolpo quando l'allora segretario di Stato Henry Kissinger minacciò di riprendere in considerazione i rapporti con lo Stato ebraico a causa del rifiuto da parte di Israele di accettare un piano di ritiro delle sue truppe armate dalla Penisola del Sinai (dislocate ai tempi della Guerra dei Sei giorni nel 1967).

Le tensioni di questi giorni sono iniziate quando Israele ha dato luce verde alla costruzione di 1.600 nuove unità abitative a Gerusalemme est. L'annuncio è stato fatto martedì scorso proprio nel corso della visita del vice presidente americano Joe Biden nella regione volta alla promozione dei proximity talks, i colloqui indiretti tra israeliani e palestinesi. Gli Stati Uniti, tra cui lo stesso Biden, il segretario di Stato Hillary Clinton e il consigliere presidenziale David Axelrod hanno condannato sia l'annuncio dei nuovi insediamenti che la tempistica con cui è stato fatto sottolineando il rischio rappresentato da una simile decisione nei confronti del processo di pace.

Ieri la lobby Usa filo-israeliana, Aipac, ha esortato ''l'amministrazione a prendere le misure necessarie per placare le tensioni con lo Stato ebraico''. Lo stesso capo della diplomazia europea Catherine Ashton ha ribadito che la decisione di costruire nuovi insediamenti nel quartiere Ramat Shlomo di Gerusalemme est ''mette in pericolo'' i colloqui indiretti tra israeliani e palestinesi. ''La posizione dell'Ue nei confronti degli insediamenti è chiara. Sono illegali e costituiscono un ostacolo alla pace'' e minacciano la soluzione di creare due Stati, ha aggiunto.

Il primo ministro israeliano Benjamin Natanyahu, dopo un primo momento in cui aveva offerto le proprie scuse agli Usa riguardo alla tempistica con cui è stato fatto l'annuncio dell'ultimo progetto, è tornato ad assumere un atteggiamento di sfida sulla questione degli insediamenti. ''Le costruzioni a Gerusalemme andranno avanti come è stato negli ultimi 42 anni'', ha detto Netanyahu, facendo riferimento all'annessione israeliana della zona est di Gerusalemme conquistata dopo la Guerra dei Sei Giorni del 1967.