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10-11-2009
Cipmo, 5 anni di lavoro con le nuove generazioni

20.jpgCinque anni fa a Milano il CIPMO organizzava il primo seminario riservato tra Young Political Leaders israeliani e palestinesi. Nel 2004 l’aria che si respirava nella regione mediorientale era di (cauto) ottimismo: da poco era stato tracciato il percorso della road map, freschi erano gli entusiasmi per la sigla degli Accordi (informali) di Ginevra. Questo clima consentì la partecipazione di alcuni esponenti dei partiti religiosi israeliani che prima di allora non avevano mai parlato con i propri coetanei palestinesi, se non sotto le armi.

Il semiario fu un vero proprio successo così che, grazie alla collaborazione con il Peres Center di Tel Aviv e il Panorama Center di Ramallah, il CIPMO decise di continuare a lavorare con le giovani generazioni. Un lavoro intenso e assai delicato che ha dato i suoi frutti: un seminario all’anno, l’ultimo pochi giorni fa a Roma.

Tanti ragazzi hanno partecipato a questi incontri, alcuni di loro siedono oggi sui banchi della Knesset, altri occupano incarichi di dirigenza in partiti politici o in organizzazioni non governative.

A Roma, come detto, si è appena tenuto l’ultimo incontro, grazie al contributo della Regione Lazio, il primo nell’era di Obama. L’amministrazione americana sembrava essere partita col piede giusto, tuttavia a un anno dal suo insediamento il processo di pace non ha registrato particolari progressi.

Non per questo «abbiamo voglia  di nasconderci dietro i soliti pregiudizi o stereotipi», hanno concordato tutti i presenti. «I giovani costituiscono la maggioranza della società palestinese e di quella israeliana e dovrebbero avere l’opportunità e gli spazi necessari per dare origine a nuove idee nel campo della pace», osserva Nancy Sadiq, direttrice del palestinese Panorama Center. Non spesso ci riescono poiché «negli ultimi anni la disperazione ha sempre più controllato il contesto politico della nostra regione, allontanando i giovani dall’attivismo politico, tanto all’interno della società civile che a livello locale e nazionale», commenta Sivan Gal-Yahav del Peres Center for Peace, coordinatrice del Forum delle Ong israelo-palestinesi.

«Il cammino resta drammaticamente sempre in salita», racconta un delegato palestinese di Jenin. «Per me non è stato semplice venire qui. Ho ricevuto molte critiche da amici e familiari. Mi dicevano “perché vai in Italia a parlare con gli israeliani? A che serve? Tanto al tuo ritorno i posti di blocco saranno sempre lì al loro posto?”. Critiche comprensibili che però non mi hanno convinto a non andare. Oggi sono contento perché il mio nuovo amico israeliano di Peace Now mi ha regalato una mappa delle colonie israeliane in Cisgiordania. La farò vedere ai miei amici e in famiglia perché capiscano che in Israele c’è chi sostiene, non solo parole ma con il suo lavoro di tutti i giorni, la soluzione due stati e due popoli».

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